Nuoto contro il mal di schiena? No grazie!

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Spesso si sente dire: “ho la scoliosi, farò nuoto perché fa bene alla schiena”... Ma sarà proprio vero? Forse vi rivedete in quella affermazione, forse no. Forse con questa domanda ho piantato il seme del dubbio e … non sarà mai uno dei tanti luoghi comuni? Ebbene si, e adesso vedremo perché.

Nuoto: Sport imperfetto 


Il nuoto coinvolge quasi tutti i muscoli del corpo ed è sicuramente una buona forma di esercizio, infatti:

  • è un allenamento importante per il sistema cardio-respiratorio; 
  • potenzia tutti i principali distretti muscolari; 
  • conferisce una buona mobilità articolare. 

Inoltre, è una delle poche attività a non essere traumatica, ragion per cui è tra gli sport più prescritti dai medici; infatti quando nuotiamo il nostro corpo viene sostenuto dall’acqua e questo si traduce in un minor stress su articolazioni e ossa e per tali motivi viene frequentemente praticato come esercizio nella riabilitazione a seguito di incidenti.  Negli ultimi anni si è fatta non poca confusione sulle capacità rieducative del nuoto anche in ambito posturale sui soggetti con paramorfismi e mal di schiena, guadagnandosi il riconoscimento di rimedio universale per “correggere la scoliosi”. 

Eccoci all’ennesimo mito da sfatare! 



Fortunatamente oggi sappiamo che il nuoto non è una terapia per la scoliosi e ci sono studi in cui si evidenziano limiti o addirittura controindicazioni.

Cosa ne pensa il mondo scientifico? 


Su questo fronte lo studio più recente è stato condotto dall'Istituto scientifico italiano colonna vertebrale (Isico), presentato al congresso della International Society for the Study of the Lumbar Spine a Chicago. 
"Il nuoto non cura la scoliosi, anzi in molti casi può rivelarsi negativo e rischia di indurre il mal di schiena. Dal punto di vista posturale, il nuoto induce a un collasso della schiena essendo praticato in scarico. Quando si parla di agonismo poi, con carichi di lavoro di ore, il nuoto induce il mal di schiena. Per chi ha la scoliosi arriviamo a sconsigliare il nuoto, decisamente. Non c'è distinzione neanche tra i vari stili: la rana e il delfino possono aumentare il mal di schiena nei casi di spondilolistesi, nel caso cioè in cui le vertebre scivolino una sull'altra. Quindi il nuoto non solo non è terapeutico, ma a livello posturale si rivela anche dannoso. Se lo si pratica a livello amatoriale non crea problemi, ma come qualsiasi altro sport, praticato un paio di volte a settimana.” 
Questo è quanto afferma Fabio Zaina, fisiatra dell'Isico, tra gli autori dello studio "Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey". 
Lo studio ha confrontato un gruppo di 112 nuotatori a livello agonistico (nuoto praticato 4-5 volte a settimana) con una popolazione scolastica, maschile e femminile, di 217 studenti (106 femmine) di pari età (12 anni), che pratica sport in maniera amatoriale o non lo pratica affatto. Al fine di riscontrare la presenza di alterazioni strutturali a carico della colonna, in entrambi i gruppi è stato misurato l'angolo di rotazione del tronco (gibbo), la cifosi e lordosi ed è stata rilevata la presenza di mal di schiena.  Ne è venuto fuori che al nuoto è associato un aumentato del rischio di asimmetrie del tronco e ipercifosi ed una maggiore prevalenza di lombalgia nelle femmine e in alcuni casi, specie nelle scoliosi evolutive, risulta controindicato.

Non è tutto oro ciò che luccica 


Vediamo cosa comporta e perché in questi casi il nuoto è controproducente: 


  • oltre la soglia dei 10 mm di gibbo, sviluppa un'azione autodeformante; 
  • non sviluppa le funzioni neuromotorie e muscolari antigravitarie, perché si pratica in ambiente al di fuori della forza di gravità; 
  • mobilizza e, in alcuni stili, rana e delfino, porta la colonna in estensione, nel senso che evolve la deformità scoliotica sul piano sagittale. 

In altre parole, si è osservato che nella fase di galleggiamento per evitare che le gambe affondino perdendo l’asse con il bacino, occorre per forza di cose accentuare la lordosi lombare, una situazione già ben presente nei soggetti scoliotici, che tendono a ipercompensare proprio in questa area vertebrale. Durante le bracciate, poi, si è costretti a effettuare un movimento in rotazione che va a favorire ulteriormente la torsione delle vertebre già implicate nella scoliosi. 
Ovviamente non tutte le scoliosi sono irreversibili e spesso quello che vediamo nei ragazzi è il frutto di cattive abitudini posturali che a lungo andare possono far nascere scoliosi minori o degli atteggiamenti scoliotici. Quindi non c’è da sorprendersi, se l’inizio della fase puberale è il periodo più critico per l’insorgenza di patologie alla colonna vertebrale. 

Uno sguardo sui nostri ragazzi 


Solitamente in una prima valutazione della schiena dei ragazzi è raccomandato ai genitori di fare un semplice test, il forward bending test, che consiste nel far flettere il ragazzo in avanti dalla posizione eretta: se si formano delle sporgenze (gibbo) lateralmente alla colonna siamo in presenza di una scoliosi, se tali prominenze sono presenti solo quando si è in piedi, ma scompaiono quando si flette il busto in avanti, si parla di atteggiamento scoliotico. 

Nel primo caso, potremmo trovarci di fronte a una scoliosi strutturata con il rischio che possa progredire e aggravarsi. La presenza di questi segni richiede una prima valutazione del pediatra di base o un eventuale controllo specialistico. 

Nel secondo caso le eventuali asimmetrie non sono sintomatiche e non c’è alcun motivo per allarmarsi, commettendo l’errore di precludere l’attività fisica. 


Attività fisica consigliata 



Teniamo sempre presente che la maggior parte dei paramorfismi sono favoriti dalla sedentarietà e abitudini posturali scorrette, ragion per cui è consigliabile per tutti, con le dovute modalità, l’attività sportiva, libera dalle esasperazioni dell’agonismo (prevede carichi di lavoro notevoli), in modo da consentire un riequilibrio psico-motorio non indifferente.  Come vedremo questo obiettivo può essere ottenuto con una valida ginnastica correttiva, individualizzata e adattata, abbinata alla pratica degli sport.  In generale, per combattere la scoliosi, sono consigliati tutti gli sport non agonistici, volti a stimolare muscolatura, controllo e coordinazione contro gravità quindi al di fuori dell’acqua.  Sono da evitare gli sport che prevedono mobilizzazioni eccessive della colonna vertebrale, come dimostra uno studio recente che ha documentato nelle ragazze praticanti ritmica agonistica un'incidenza della scoliosi del 12% rispetto all’1,1% nei soggetti di controllo.

Ginnastica posturale 


Chinesiterapia significa terapia del movimento (dal greco Kinesis = movimento) e, a differenza del nuoto, si avvale di esercizi specifici in base alle caratteristiche della curva del soggetto, tali da ripristinare l’assetto posturale corretto, ovvero un buon equilibrio muscolare e scheletrico, che protegge le strutture portanti del corpo (es. colonna vertebrale) da lesioni o alterazioni. 
L’efficacia di questo approccio nel trattamento della scoliosi è evidente in una ricerca condotta dai ricercatori Mollon e Rodot del Centre de Massues di Lione che ha monitorato per 5 anni 210 soggetti (età media 10 anni) con scoliosi minori. A un gruppo di 160 ragazzini è stata fatta praticare regolarmente ginnastica posturale, mentre l’altro gruppo di 50 non ha fatto alcuna rieducazione. 
Nel gruppo che ha svolto esercizi correttivi è stata rilevata un’evoluzione sfavorevole del 30%, nel gruppo inattivo dell’80%. Risultati che dimostrano come la rieducazione posturale possa frenare e in molti casi addirittura arrestare l’evoluzione di una scoliosi minore, ragion per cui si ritiene che sia l’approccio più efficace nei casi di scoliosi. Il nuoto pur essendo una attività sportiva validissima, non ha nei confronti della scoliosi quelle qualità terapeutiche che in passato gli sono state attribuite.  Per quanto riguarda gli altri sport, bisogna tenere sempre presente che ciò che lega lo sport ai “problemi di schiena” è la qualità del movimento e il rapporto tra quantità e intensità dell’allenamento stesso. Ecco perché risulta non solo utile, ma a volte indispensabile, accoppiare la chinesiterapia all’attività sportiva. 

A tal proposito ricordo che il chinesiologo è un professionista laureato che opera nelle attività motorie in stretta collaborazione con il medico ortopedico. 





Giulio ABBATINO
Dottore in Scienze e Tecniche delle Attività Sportive