La doppia faccia degli Energy drink

      
Negli ultimi anni il numero di utenti che praticano attività sportiva è considerevolmente aumentato, grazie anche agli innumerevoli benefici che essa fornisce sia al benessere psicofisico sia alla prevenzione di svariate patologie. Questo trend ha fatto sì che aumentassero il numero di nuovi integratori lanciati sul mercato; inizialmente essi avevano lo scopo di fornire elettroliti e carboidrati, tuttavia successivamente la loro composizione cominciò ad essere modificata, fino ad arrivare all’aggiunta di sostanze per aumentare il trofismo muscolare oltre che a stimolanti e ulteriori additivi. La nascita di queste sostanze e’ datata 1987, anno dell’introduzione sul mercato austriaco della Red Bull, bevanda ormai divenuta celeberrima, cui fecero seguito centinaia di prodotti similari.
Contrariamente alle “bevande dello sport” o “sport drink” (vedi Gatorade e Powered) ricche di sali minerali ma prive di caffeina, note agli atleti ai fini del reintegro delle perdite idrosaline post allenamento, le bevande energetiche o “Energy drink”, vengono erroneamente considerate superiori alle proprietà della semplice acqua o della frutta per garantire l’idratazione del corpo dopo l’esercizio.
Vanno però evidenziate alcune differenze tra Sport drink ed Energy drink. Mentre i primi forniscono idratazione e ripristinano il consumo di elettroliti e carboidrati, i secondi non sono privi di rischi poiché possono causare disturbi gastrointestinali ed aumento della temperatura corporea.

Gli ingredienti che possono riscontrarsi nella composizione degli Energy drink sono molteplici ed inoltre, gli effetti da essi provocati possono essere diversi a seconda della loro combinazione.

- Caffeina: è uno stimolante ergogenico (cioè in grado di potenziare l’utilizzo di energia e dunque di migliorare la performance) capace di influenzare l’attività di controllo dei percorsi neuronali del sistema nervoso centrale e periferico. La quantità che si trova nelle bevande energetiche varia da 70 a 200 mg per lattina;

- Glucuronolattone: è una sostanza endogena derivante dal metabolismo del glucosio che favorisce il meccanismo di difesa per l’eliminazione delle sostanze cancerogene.

- Taurina: è un’ammina con gruppo funzionale un derivato dell’acido solforico. Modula la funzione contrattile nel muscolo scheletrico e attenua i danni indotti dall’esercizio fisico.

- Carboidrati: sono le macromolecole che vengono ossidate dal muscolo al fine di produrre energia. Un eccesso di zuccheri è però associato allo sviluppo di obesità e insulino-resistenza.

- Guaranà: i semi di questa pianta amazzonica contengono elevatissime dosi di caffeina.

- Gingko biloba: deriva dalle foglie dell’albero omonimo ed è utilizzato per le sue proprietà antiossidanti.

- Ginseng: è uno dei più popolari integratori a base di erbe. E’ un adattogeno (in grado cioè, di aumentare la resistenza del corpo allo stress, ai traumi, all’ansia e alla fatica) il cui uso eccessivo può però far risontrare fastidiosi effetti collaterali, come ipotensione, edema, palpitazioni, tachicardia e vertigini.

- Vitamine B: sono coenzimi necessari alla corretta funzione cellulare e sono la chiave di volta per sbloccare tutta l’energia fornita dagli zuccheri semplici presenti nelle bevande energetiche.

Esistono varie vitamine del tipo B:
· tiamina (vitamina B1), essenziale per la decarbossilazione ossidativa;
· riboflavina (vitamina B2), richiesta come supporto per il metabolismo energetico;
· niacina (vitamina B3), che fornisce protoni per la fosforilazione ossidativa;
· acido pantotenico (vitamina B5), richiesto per la formazione di coenzima A;
· idrocloruro di piridossina (vitamina B6), coenzima coinvolto nel metabolismo degli aminoacidi;
· biotina (vitamina B7), coenzima della decarbossilasi;
· inositolo (ex vitamina B8), che gioca un ruolo importante nell’aiutare il fegato nel processo di sintesi dei grassi;
· cianocobalamina (vitamina B12), che aiuta a mantenere intatta la funzione cellulare.

Il consumo delle bibite energetiche, che negli ultimi anni è esponenzialmente cresciuto, viene favorito anche e soprattutto dai rivenditori. Esponendo gli Energy drink accanto agli Sport drink, il consumatore è spesso indotto a pensare che si tratti della medesima bevanda e questo è certamente falso.
Un uso eccessivo di Energy drink causa conseguenze a breve termine che avvengono cioè subito dopo l’ingestione (aumento della pressione arteriosa sistolica dall’8 al 10%, aumento della frequenza cardiaca e aumento della contrattilità cardiaca), nonché conseguenze a lungo termine, che si manifestano col passare del tempo (aumento dei fattori di rischio correlati a malattie cardiache, comportamenti ansiosi).
Negli ultimi decenni, un’altra “moda” ha contribuito ad accrescere i sospetti verso gli Energy drinks e cioè quella di ingerirli miscelati a superalcolici (in un range di persone tra i 18 e i 30 tutti almeno una volta hanno assaggiato un vodka & Red Bull). Questa combinazione comporta un indebolimento della funzione cognitiva e una riduzione dei sintomi indotti dall’alcol: si è dunque ubriachi senza accorgersene.
Il caso più noto è quello di tale Donthè Stallworth riportato da Cleveland Browns: il soggetto, dopo aver bevuto quattro bicchieri di tequila seguiti da una lattina di Red bull, dichiarò di non sentirsi ubriaco; tuttavia investì, uccidendolo, un pedone con la sua autovettura. E’ dunque doveroso, da parte di chi le assume, ma anche di chi le vende, cercare di approfondire la conoscenza di queste bevande, la loro composizione e i loro effetti. Una cosa e’ ormai certa (e scientificamente provata): nessuno di queste bevande mette le ali.


Lorena Spinella

Patrizia Proia