Proteina C Reattiva e rischio cardiovascolare: gli effetti di una regolare attività motoria

a cura del Dott. Antonino Patti
 
L’aterosclerosi è la causa principale di morte per più di 19 milioni di soggetti ogni anno in tutto il mondo. Molti studi scientifici hanno sottolineato il ruolo dell’infiammazione cronica  nelle fasi iniziali dell’aterosclerosi. L’infiammazione cronica è una condizione di irritazione persistente, che può non dare sintomi per anni, ma può creare gravi danni ai tessuti. Essa coinvolge l’equilibrio immunitario, comporta un aumento dei radicali liberi, stress ossidativo, alterazione degli equilibri fisiologici, invecchiamento precoce di pelle e tessuti, ecc. Una delle principali molecole pro-infiammatorie è la Proteina C Reattiva (PCR), prodotta dal fegato nella fase acuta di varie malattie, nei processi infiammatori di origine batterica e virale, durante l’infarto miocardico, nei reumatismi articolari acuti e cronici, nelle malattie autoimmuni, in caso di stress prolungati e cronici, nei soggetti obesi e in sovrappeso, nei sedentari che non praticano attività fisica, in chi ha il sonno
alterato o soffre di insonnia, ecc. Oltre il 50% di coloro che muoiono per malattia coronarica non ha mai avuto precedenti, richiamando così l'attenzione sulla necessità di evidenziare il ruolo di alcuni nuovi marcatori di malattia cardiovascolare che aiutino a migliorare la prevenzione di futuri eventi coronarici. Alcuni studi hanno evidenziato come la proteina C reattiva (PCR) sia il più affidabile indice per prevedere future patologie cardiovascolari. I livelli di questa proteina sono insolitamente elevati negli stati infiammatori cronici come l'aterosclerosi: quanto più elevati sono i livelli di PCR, tanto più alto è il rischio di avere un infarto miocardico o un ictus cerebrale. La PCR viene aumentata anche dalla maggiore presenza di grasso viscerale, poiché il tessuto adiposo stesso provoca un aumento dell’infiammazione rilasciando citochine pro-infiammatorie. Può l’attività motoria agire sulla concentrazione della PCR ?  Recenti studi hanno esaminato la relazione tra attività fisica e la concentrazioni di PCR  in soggetti giovani, di mezza età e anziani. I risultati sono contrastanti, Donges nel 2010 ha evidenziato una riduzione della concentrazione della PCR dopo un programma di fitness di 10 settimane (Donges et al., 2010),  mentre Stoutenberg nel 2012 (Stoutenberg et al., 2012) non ha registrato nessuna variazione significativa dopo 17 settimane di allenamento prettamente aerobico (mezza maratona). Certamente la possibilità di contribuire alla prevenzione di una malattia sistemica così comune, obbliga il proseguo degli studi in questa direzione. Se i dati di Donges dovessero essere confermati, l’attività motoria potrebbe sempre più candidarsi come una delle soluzioni semplici, a basso costo e alla portata di tutti per prevenire il rischio cardiovascolare.

A cura del Dott. Antonino Patti
MSc  Human Performance and Sports Sciences

Donges, C.E., Duffield, R., and Drinkwater, E.J. (2010). Effects of resistance or aerobic exercise training on interleukin-6, C-reactive protein, and body composition. In Med Sci Sports Exerc (United States), pp. 304-313.

Stoutenberg, M., Kressler, J., Chen, G.L., Perry, A.C., Myerburg, R.J., Mendez, A.J., Signorile, J.F., Arheart, K.L., Lewis, J.E., and Jacobs, K.A. (2012). Aerobic training does not alter CRP in apparently healthy, untrained men. In J Sports Med Phys Fitness (Italy), pp. 53-62.