“RITROVARSI” NELL’INDOOR CYCLING

Nell’era dell’immagine ormai migliaia di persone decidono di dedicare parte del proprio tempo libero allo sport e alla frequentazione di palestre e centri benessere. Il senso comune vuole che alcuni lo facciano per la cura del corpo, altri per sganciarsi dalle fatiche della vita quotidiana, insomma lo sport diventa un vero e proprio strumento di ricerca del corpo, per alcuni, di ricerca della psiche per altri. In realtà è risaputo come il corpo e la mente non possano, e non debbano, essere considerate come due dimensioni indipendenti, piuttosto l’essere umano non è che un geniale connubio tra le due. Non dimentichiamo inoltre come la dimensione relazionale giochi un ruolo fondamentale nell’ambito dei luoghi sportivi, sia che si parli di tempo libero che di attività agonistiche.

L’idoor cycling si inserisce perfettamente in questo scorcio della quotidianità umana proprio perché, per forma e costituzione, attraversa in modo trasversale, i tre argomenti introdotti: corpo, mente, gruppo.L’indoorcycling nasce con l’obiettivo di portare all’interno della sala un’attività outdoor, il ciclismo, attraverso bike su base stazionaria, unendo all’allenamento del fisico la possibilità di potenziare la performance allenando anche la mente: si tratta di un approccio scientifico/olistico all’attività fisica, tanto da essere considerato una vera e propria disciplina del benessere. In sala si è soliti parlare di spinning, che non è altro che un momento squisitamente tecnico dell’indoorcycling stesso. L’attività in generale consiste nell’affrontare un percorso virtuale in cui l’intera muscolatura lavora in modo completo, tra andature impegnative e recuperi, a tempo di musica. All’interno del setting ciclistico, il gruppo e l’istruttore contribuiscono non solo alla costruzione di uno spazio ma di un vero e proprio processo di sincronizzazione delle funzioni vitali, che attraversa tutte le singole individualità, fino ad arrivare all’essenza dell’intero gruppo. Ogni lezione costituisce un piccolo sistema a sè in cui le energie spese non vengono mai completamente neutralizzate ma trasformate in modo da determinare, nei suoi confini e parametri fissi, le condizioni per creare ogni volta qualcosa di nuovo e stimolante. L’istruttore non rappresenta affatto un’icona rigida da seguire in maniera rigorosa, è piuttosto un facilitatore che permette a dei singoli individui dapprima di sintonizzarsi sulla sua stessa lunghezza d’onda, per poi far sì che l’energia di ognuno, sincronizzandosi a quella degli altri, crei un’atmosfera in cui le gambe, le braccia, il fisico e la mente non siano più percepibili, raggiungendo così un’esperienza dissociativa (assolutamente sana!) che ripristini il generale stato di benessere. Paradossalmente, proprio da questo tipo di percorso si creano dei momenti di autentico contatto con la propria persona: le funzioni vitali, quali la respirazione e il battito cardiaco, subiscono delle regolazioni durante l’attività che, in un succedersi di affaticamenti e recuperi, portano ogni soggetto a percepire tali cambiamenti e a poterli addirittura controllare e gestire nei modi e nei tempi più opportuni. Proprio per quest’ultima ragione l’elemento musica assume un ruolo fondamentale durante tutta l’attività. I ritmi musicali fungono infatti da catalizzatori di movimento e allenamento mentale, i quali, in ogni tipo di sport o disciplina, rappresentano la chiave motivazionale che porta a un allenamento più efficace e performante. Quanto detto finora ovviamente non avviene in maniera caotica e casuale; qualsiasi esperienza indoor prevede infatti una serie di fasi che in senso temporale scandiscono l’intera esperienza. Poiché si parla di un processo di fitness, quindi equilibrio tra persona e ambiente, è necessario operare un settaggio della bike, sulla base dei propri parametri fisici, in modo da essere funzionale al raggiungimento di un equilibrio psico-fisico durante tutta l’attività. La partenza è possibile infatti solo se ci si percepisce, prima da fermi e poi in movimento, perfettamente comodi sull’attrezzo, questo è forse uno dei pochi momenti in cui ogni soggetto ha la possibilità di percepirsi in tutte le sue singole parti fisiche, ognuna a contatto con la corrispondente parte della bike. Fatto ciò tutta la lezione si costruisce su un insieme di movimenti finalizzati alla fusione della persona con lo strumento.

"La mente diventa ora l’unico vero attrezzo: si aprono nuovi orizzonti e la musica accompagna il fluire dell’energia, in cui il corpo si è trasformato nel momento stesso in cui si è concesso al volano"


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A cura di Maria Carollo
Dott.ssa in Psicologia