venerdì 11 aprile 2008

Cioccolato e riabilitazione

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La medicina tradizionale sembra avere ormai definitivamente riabilitato il cioccolato. Capita sovente ormai di imbattersi in numerose ricerche che mettono in correlazione l’uso di cioccolato soprattutto con la riduzione della pressione arteriosa, ma anche in favore dell’artrite, come antiossidante, come co-fattore riducente il rischio di cancro e addirittura contro la tosse. Il gruppo di sostanze contenute nel cacao maggiormente accreditate di effetti benefici sono i polifenoli. Essi sono una famiglia di composti, facente parte dei flavonoidi, che ritroviamo nelle piante, compresa ovviamente la Theobroma cacao o pianta del cacao. Benché i polifenoli non siano stati identificati come indispensabili per la salute, come le vitamine, alcuni sono noti come potenti antiossidanti. Gli antiossidanti combattono i danni derivanti dai radicali liberi (molecole piuttosto instabili che si formano all’interno delle cellule per ossidazione con effetti lesivi in particolare sugli acidi grassi delle membrane cellulari) e ciò protegge dal deterioramento le cellule somatiche.
Inoltre la frazione di polifenoli del cacao rende inattivo un enzima che catalizza la produzione di polisaccaridi provenienti dallo zucchero, agenti leganti che provocano l’attacco della placca ai denti, dimostrando quindi proprietà anti carie dentale da parte del cioccolato, oltre che come anti microbico e modulatore delle cellule immunitarie, grazie al loro affetto sulla trascrizione della interleuchina-2 (proteina prodotta dal nostro organismo in quantità molto piccole, precisamente dai linfociti T, il cui ruolo è quello di aiutare il sistema immunitario).
Un gruppo di ricercatori inglesi nel 2004 ha invece evidenziato come la teobromina, altra sostanza contenuta nell’alimento, sarebbe molto efficace nel trattamento della tosse persistente.
Tuttavia le applicazioni più interessanti sembrerebbero quelle legate alla riduzione del rischio di ictus ed infarto ed all’artrite.
Negli Stati Uniti è stato realizzato uno studio pubblicato sul “Journal of the American Medical Association” al fine di valutare se un uso costante di basse dosi di cacao nero riduca la pressione arteriosa.
A 44 adulti (età 56-76 anni, 24 donne e 20 uomini) con preipertensione o ipertensione di grado 1 non precedentemente trattata e senza altri fattori di rischio cardiovascolare, sono stati somministrati per 18 settimane un cubetto di cioccolato fondente del peso di soli 6.3 g (corrispondente ad un apporto calorico di 30 Kcal) o la stessa dose di cioccolato bianco (senza polifenoli). Il dato di osservazione principale era la variazione della pressione arteriosa a 18 settimane dall'inizio del trattamento; obiettivi secondari dello studio erano le variazioni dei livelli plasmatici di nitroglutatione (che esprime l'attività dell'ossido nitrico), di 8-isoprostano (correlato allo stress ossidativo) e dei polifenoli stessi. Rispetto ai valori basali il gruppo randomizzato a cioccolato fondente ha presentato una riduzione media della sistolica di 2,9 mm Hg e della diastolica di 1,9 mm Hg senza variazioni a carico del peso corporeo, dei lipidi plasmatici e dei livelli di 8-isoprostano. Parallelamente i livelli plasmatici medi di S-nitrosoglutatione, che esprimono la produzione di ossido nitrico, sono aumentati rispetto al basale di 0,23 mmol/L e così pure i livelli dei polifenoli. Nel gruppo randomizzato a cioccolato bianco non è stata registrata alcuna variazione significativa della pressione arteriosa (fonte: JAMA “Journal of the American Medical Association” 2007;298:49-60).
Un altro studio condotto in Germania e presentato alla “XXª Conferenza sui Polifenoli”, svoltasi a Freising-Weihenstephan in Germania, dall’11 al 15 settembre 2000 e organizzata dalla Technical University of Munich, German, ha evidenziato che con il consumo di cioccolato, in funzione delle dosi assunte, si ottengono una diminuzione nei prodotti che causano l’ossidazione dei lipidi e il miglioramento della capacità antiossidante del sangue, con potenziali benefici effetti per la salute cardiovascolare, mentre uno studio ancor più recente svoltosi sempre in Germania, precisamente a Colonia, tra il gennaio 2005 e il dicembre 2006, svolto su 44 volontari di età compresa tra i 56 ed i 73 anni a cui venivano somministrati giornalmente 6 grammi di cioccolato amaro, ha evidenziato come a suddette dosi la pressione si sia ridotta senza aumento ponderale, oltre ad aver parzialmente inibito l’azione delle piastrine (coinvolte nella formazione dei trombi) e dei leucociti (coinvolti nei processi infiammatori).
Queste considerazioni potrebbero ovviamente risultare importanti non solo nel trattamento ma soprattutto nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, infarto ed ictus in primis.
Minori sono invece le evidenze riguardo la riabilitazione dall’artrite con il cioccolato.
Tuttavia un medico e ricercatore americano della “San Diego Clinic Immunological Center” (California), il dott. Len Sands, ha raccontato in un libro di come lui ed i ricercatori della clinica abbiano sviluppato e migliorato una ricerca di 25 anni prima del dott. Dihel (ricercatore presso il “National Institute of Health”) , nella quale si ipotizzava che l’uso di una sostanza (il cetilmiristoleato, un acido grasso insaturo, il cui nome comune è acido miristotelico, contenuto, tra gli altri, proprio nel cioccolato), riuscisse ad impedire il formarsi dell'artrite e dell'artrosi, come pure ad eliminare l'artrite che aveva colpito lui stesso.
La sperimentazione prese in esame un gruppo di topi e due gruppi di ratti. A tutti fu somministrata una sostanza che provoca l'artrite. Dopo un periodo di osservazione, i topi non mostrarono alcun sintomo dell'artrite, i ratti cui fu somministrata la sostanza provoca-artrite svilupparono gravi gonfiori a tutte le zampe mentre i ratti che avevano ricevuto il cetilmiristoleato prima della sostanza, erano cresciuti in media 5,7 volte il gruppo di controllo e avevano lievi, se non nessuno, segni di gonfiore o altri sintomi di poliartrite.
I dati riportati nella ricerca condotta in seguito sull’uomo indicano una media dell'85 % di miglioramento delle condizioni dei pazienti affetti da varie forme di artrite. Quel che ha più stupito è stata la rapidità con la quale si sono raggiunti simili risultati. Mediamente ci sono volute due-tre settimane e al momento sembra che la durata del recupero sia definitiva. Attualmente il prodotto è venduto in America e parte dell’Europa con il nome di CMO.
Numerosi invece, i trattamenti estetici a base di cioccolato, che sfruttano il profumo del cioccolato come stimolatore delle endorfine ed una presunta azione che contrasta gli inibitori della serotonina donando una sensazione di benessere oltre che per le proprietà idratanti ed emollienti del burro di cacao.
Dai dati presi in esame sembrerebbero dunque provati gli effetti del cioccolato sulla riduzione della pressione arteriosa, come antiossidante e quindi nella protezione delle cellule somatiche dagli effetti dell’invecchiamento, sulla diminuzione di rischio per ictus e infarto, mentre interessanti, in attesa di conferma da altri studi, gli effetti presunti sull’artrite.


Dott. Marcianò Carlo
Laureato in Scienze delle Attività Motorie e Sportive


12 commenti:

Smartphone ha detto...

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Lehrerin ha detto...

Riduce la pressione arteriosa?
Pompadour, Casanova e D'Annunzio lo usavano per altre finalità.....

Lehrerin ha detto...

...soddisfa stimoli come fame, sete e pulsione erotica!

Anonimo ha detto...

e che significa?
uno può dichiarare di usarlo pure per i calli, ma bisogna vedere se scientificamente è efficace e se questo è dimostrabile!
voglio vedere poi se dopo aver mangiato cioccolato si placa la sete!
nell'articolo cmq ci si limita a riportare delle ricerche scientifiche, chi le ha fatte e dove sono state pubblicate.
nessuno dichiara che siano verità assolute, ma vengono appunto citate delle ricerche in materia.

Anonimo ha detto...

che poi casavova, d'annunzio e quant'altro lo usassero CONVINTI che avesse determinati effetti non significa che li avesse realmente.
alcune delle ricerche citate sembrerebbero invece sottolineare delle evidenze scientifiche (uso il condizionale perchè non spetta certo a me dire la parola finale; fatto sta però che alcune sono state oggetto di convegni scietifici come quello patrocinato dall'università di monaco, altre pubblicate su un'importante rivista scientifica come il "journal of the american medical association")

Lehrerin ha detto...

che noia che sei!!!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

grazie altrettanto

Anonimo ha detto...

imparato molto

Anonimo ha detto...

good start

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie

Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

Anonimo ha detto...

good start